Arturo Martini

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1889 Treviso - 1947 Roma
Frequentò a Faenza la Scuola della ceramica, e successivamente studiò scultura a Treviso; nel 1909, a Monaco, fu allievo di A. Hildebrand; nel 1911 fu a Parigi. A Roma, dopo la prima guerra mondiale, fece parte del gruppo dei Valori plastici; insegnò per varî anni a Monza, nella Scuola per le industrie artistiche. La sua opera, molto vasta, è caratterizzata da una plasticità sicura e immediata, da una estrema felicità d'invenzione, da una completa padronanza di tutti i processi tecnici: pietra, bronzo, terracotta, ceramica, ecc.
Dalle prime opere, d'uno stilizzato primitivismo (Orfeo, 1924, Roma, Galleria nazionale d'arte moderna), passò a una ricerca di semplificazione dei volumi (Il bevitore, 1926), che venne poi articolando in strutture serrate e di grande intensità plastica (Pisana, 1928-29, Treviso, Museo Civico; Donna al sole, 1930, Firenze, collezione Papi; La Lupa, 1930, Vado Ligure, casa Martini, ecc.). Con ammirevole senso dello stile, seppe ispirarsi alle più diverse forme storiche, arcaiche, etrusche, romaniche, barocche, senza mai smarrire l'originalità dell'invenzione e la vitalità della forma. Eseguì anche grandi decorazioni per il palazzo di giustizia a Milano e complessi monumentali per architetture. Nel periodo più tardo concentrò la ricerca formale, giungendo a opere di rara intensità come la Vacca (1945, Venezia, collezione Toso) e la Ragazza che nuota sott'acqua (1941, Milano, collezione Lucchetti). Negli ultimi anni della sua vita abbandonò quasi del tutto la scultura (che giudicava "lingua morta") per dedicarsi, ma con risultati non sempre felici, alla pittura. Fu ottimo disegnatore; assai notevoli sono anche i suoi piccoli gruppi di ceramica, pieni di spirito narrativo e, insieme, di valore decorativo.