Enrico Minguzzi

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1981 Cotignola
Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico di Ravenna, Enrico Minguzzi ha seguito i corsi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna dove si è laureato nel 2008. Negli anni, ha soggiornato per qualche tempo a Milano per poi stabilirsi a Bagnacavallo, dove ora vive e lavora. A Milano, nel 2008, ha tenuto la sua prima mostra personale, “Liqueforme”, presso la Galleria Cannaviello, cui farà seguito quella del 2011 dal titolo “Decostruzione”. Successivamente
ha tenuto mostre personali a Vicenza (2013); al Palazzo Ducale di Pavullo sul Frignano (2014); a Ravenna (2015); a Rimini (2015); al Museo Ugonia di Brisighella (2018) e a Torino (2016-17-18). Nel 2017 ha realizzato “P.01”, la sua prima installazione site-specific, ed “Invisibile”, una installazione permanente presso il comune di Valperga (To). Dal 2005 a oggi ha inoltre partecipato a numerose mostre collettive ed ha ottenuto premi e segnalazioni. Le evoluzioni del suo lavoro sono state ben messe in luce da Ivan Quaroni che, in qualche modo, lo ha idealmente associato ad esponenti della Leipzig Schule: “Artista progressivo, in continua evoluzione stilistica, Enrico Minguzzi costruisce i suoi soggetti come in un processo di descrizione fenomenologica che successivamente altera e scompone al fine di ottenere una maggiore mobilità formale. Nel suo modus operandi la pratica manuale, l’intuizione gestuale e la tecnica sono elementi fondamentali. Minguzzi è un pittore che compone il suo immaginario per pazienti sovrapposizioni di velature, per strati trasparenti e sottili di materia. L’artista indaga i processi di mutazione e metamorfosi fino a raggiungere un equilibrio dinamico che annulla ogni pretesa di distinzione tra figurazione e astrazione”. Artista di confine tra figurazione e astrazione (i suoi lavori potentemente figurativi nascono su basi coloristiche largamente astratte o informali e mai da un confronto con un dato reale e tanto meno su un supporto fotografico), Minguzzi ha anche elaborato immagini tramite l’I-PAD, stampate a tiratura limitata su carta Fineart. Facile è stato, per certa critica, assimilare il suo lavoro dall’apparenza liquida e metamorfica a recenti teorizzazioni di carattere sociologico. I paesaggi di Minguzzi nascono dai ricordi delle sue terre, ricostruzioni dei luoghi che ha vissuto, visitato e sognato. L’elemento irreale e artificiale è sempre presente, anche se a volte è meno evidente – ne sono un esempio le differenti fonti di luce che agiscono contemporaneamente nel paesaggio bucolico. I luoghi sembrano mediati da una lente ultrasensibile capace di mostrarne la vera essenza: narrazioni che la luce concede a forme e a colori, di giorno e di notte. Pennellate rapide e spesse si alternano a particolari dettagliatamente definiti, a tecniche industriali o a pratiche orientali. Le diverse modalità descrittive conferiscono alle immagini differenti velocità di osservazione; si entra all’interno del paesaggio e all’interno della materia che prende vita nella sovrapposizione di trasparenze.