Piero Marussig

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Trieste, 1879 - Pavia, 1937
dopo essersi formato nella città natale sotto la guida di Eugenio Scomparini, un allievo di Grigoletti, decide di completare la sua formazione viaggiando tra le principali città europee, quali Vienna, Monaco e Parigi, dove entra a contatto con gli artisti impressionisti quali, Van Gogh, Gauguin, Cézanne e Seurat. Dopo il matrimonio con Rina Drenik nel 1903, si reca a Roma per approfondire la sua conoscenza dei classici, appassionandosi specialmente a Tiziano: è di questo periodo la sua presunta prima partecipazione ad una mostra.
Tornato a Trieste, continua con una pittura tonale dalle dominanti pallide e azzurrate, alternando sperimentazioni con l'acquaforte, tra cui Ritratto di donna (1910). Del 1906 è la sua prima mostra documentata, all'Esposizione di Milano per l'inaugurazione del nuovo valico del Sempione. Intorno al 1912 avviene la sua prima svolta espressiva: nelle opere di ascendenza secessionista e monacense si insinua un'accensione espressionista del colore. Da aprile a ottobre dello stesso anno, inoltre, per la prima volta partecipa con l'opera Sull'erba alla Biennale di Venezia, dove da questo momento sarà sempre presente. Si hanno poche notizie del periodo di guerra. In questi anni, comunque, continua a dipingere, tentando alcune estreme conseguenze come la vibrazione del segno. Nel '20 abbandona il periodo espressionista, approdando a un linguaggio più classico. All'indomani della scomparsa scrive di lui Carrà: "Tutte le tele che Marussig ci ha lasciato rivelano la dirittura morale dell'artista disinteressato, tutta l'opera postula un principio ed un fine etico che in sé la trascendono. […] Era un aristocratico dello spirito ed ebbe per l'arte una passione così pura e forte che forse non fu intesa neanche da noi che gli fummo vicini".