Mario Sironi

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He was born in Sassari in 1885. He studied engineering in Rome but soon devoted himself to painting, attending the Free Nude School and the studio of Giacomo Balla, where he met Umberto Boccioni and Gino Severini. In 1905 he moved to Milan and participated for the first time with two works (Without light and Landscape) in an exhibition of the Amatori e Cultori Society: still mindful of divisionism in his works he already expresses a plastic and architectural vocation, not painting an image "divided" into lines, but a world of volumes that attract lines to itself. In 1906 he stayed in Paris, where Boccioni was also in that period, then in 1908 in Erfurt, Germany, where he too returned in 1910-1911, guest of the sculptor Tannenbaum. Starting from 1913, inspired by Boccioni's work, he approaches futurism, which he nevertheless interprets in the light of an incessant volumetric research. In 1915, at the outbreak of the war, he enlisted in the Volunteer Cyclists Battalion which included all the Futurists (Boccioni, Marinetti, Sant'Elia, Funi, Russolo and others). In July 1919, after returning from leave to Rome, he held his first solo show at the Casa d'Arte Bragaglia, where he presented works of metaphysical ancestry along with Futurist paintings. Moving to Milan, he begins to create the first urban landscapes, influenced by the reality of the city. The adhesion to fascism will be expressed, in the Thirties, in great works of ideological content. Working alongside the Regime made him become one of the main spokespersons in the pictorial field. He was one of the great founders, together with Margherita Sarfatti, of the Novecento movement, proposing the re-evaluation and deepening of the whole ancient Italian tradition from the fresco, to the mosaic, to the bas-relief. Since 1925 he joined the Steering Committee and exhibited at the group's national and international exhibitions (in 1926 in Milan at the First Mostra del Novecento Italiano, and in Paris at the Galerie Carminati; in 1927 in Geneva, Zurich, Amsterdam, The Hague; in 1929 in Milan at the II exhibition of the Italian twentieth century and at the exhibitions in Nice, Geneva, Berlin, Paris; in 1930 in Basel, Bern, Buenos Aires; in 1931 in Stockholm, Oslo, Helsinki). In those years he dedicated himself to the design of monuments (the FIAT Pavilions are memorable at the Milan Fair), and with absolute coherence he develops the same themes of his painting. Alongside painting, he also dedicated his entire career to the activity of illustrator. From 1927 he began writing as an art critic on the Popolo d'Italia. In 1931 he was invited with a personal room at the I Quadriennale in Rome, but, despite the support of Ojetti, he received no prizes: his painting, characterized by a nervousness of the figure and a violence of the brushstroke, disoriented most of the critics. . The fall of the regime in 1943, the collapse of civil and political illusions, together with the dramatic loss of his daughter (1948) influenced his painting from the second half of the 1940s: the powerful constructive energy is often replaced by a fragmentation of forms and a loosening of the compositional syntax. He continues to exhibit in Italy (Milan Triennale, 1951; Rome Quadrennial, 1955) and abroad (traveling exhibition in the United States, with Marino Marini, in 1953). In 1956 he was elected Academician of San Luca. He died in Milan in 1961.
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Mario Sironi

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Sassari, 1885 - Milano, 1961
Nasce a Sassari nel 1885. Studia ingegneria a Roma ma si dedica ben presto alla pittura frequentando la Scuola Libera del Nudo e lo studio di Giacomo Balla, presso cui conosce Umberto Boccioni e Gino Severini. Nel 1905 si trasferisce a Milano e partecipa per la prima volta con due opere (Senza luce e Paesaggio) a una mostra della Società Amatori e Cultori: memore ancora del divisionismo nelle sue opere esprime già una vocazione plastica e architettonica, non dipingendo
un'immagine "divisa" in linee, ma un mondo di volumi che attraggono a sé le linee. Nel 1906 soggiorna a Parigi, dove in quel periodo si trova anche Boccioni, quindi nel 1908 a Erfurt, in Germania, dove ritorna anche nel 1910-1911, ospite dello scultore Tannenbaum. A partire dal 1913, ispirato dall'opera di Boccioni, si avvicina al futurismo, che comunque interpreta alla luce di una incessante ricerca volumetrica. Nel 1915, allo scoppio della guerra, si arruola nel Battaglione Volontari Ciclisti di cui fanno parte tutti i futuristi (Boccioni, Marinetti, Sant'Elia, Funi, Russolo e altri). Nel luglio 1919, rientrato dopo il congedo a Roma, tiene la sua prima personale alla Casa d'Arte Bragaglia, dove presenta insieme a dipinti futuristi opere di ascendenza ormai metafisica. Trasferitosi a Milano inizia a realizzare, suggestionato dalla realtà cittadina, i primi paesaggi urbani. L'adesione al fascismo si esprimerà, negli anni Trenta, in grandi opere di contenuto ideologico. L’affiancamento al Regime lo fece divenire uno dei principali portavoce in ambito pittorico. Fu uno dei grandi fondatori, unitamente a Margherita Sarfatti, del movimento Novecento riproponentesi la rivalutazione e l'approfondimento di tutta l'antica tradizione italiana dall'affresco, al mosaico, al bassorilievo. Fin dal 1925 entra a far parte del Comitato Direttivo ed espone alle mostre nazionali e internazionali del gruppo (nel 1926 a Milano alla I Mostra del Novecento Italiano, e a Parigi alla Galerie Carminati; nel 1927 a Ginevra, Zurigo, Amsterdam, L'Aja; nel 1929 a Milano alla II mostra del Novecento Italiano e alle rassegne di Nizza, Ginevra, Berlino, Parigi; nel 1930 a Basilea, Berna, Buenos Aires; nel 1931 a Stoccolma, Oslo, Helsinki). In quegli anni si dedica alla progettazione di monumenti (memorabile alla Fiera di Milano i Padiglioni FIAT), e con assoluta coerenza sviluppa le stesse tematiche della sua pittura. Accanto alla pittura si dedica inoltre per tutta la sua carriera anche all’attività di illustratore. Dal 1927 inizia a scrivere come critico d'arte sul Popolo d'Italia. Nel 1931 è invitato con una sala personale alla I Quadriennale di Roma, ma, nonostante l'appoggio di Ojetti, non ottiene premi: la sua pittura, caratterizzato da un nervosismo della figura e una violenza della pennellata, disorienta la maggior parte dei critici. La caduta del regime del 1943, il crollo delle illusioni civili e politiche, unitamente alla drammatica perdita della figlia (1948) ne influenzano la pittura dalla seconda metà degli anni quaranta: alla potente energia costruttiva si sostituisce spesso una frammentarietà delle forme e un allentarsi della sintassi compositiva. Continua a esporre in Italia (Triennale di Milano, 1951; Quadriennale di Roma, 1955) e all'estero (mostra itinerante negli Stati Uniti, con Marino Marini, nel 1953). Nel 1956 è eletto Accademico di San Luca. Muore a Milano nel 1961.
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Catalogo della mostra, Galleria F. Russo, 26 ottobre – 23 novembre 1985