Nel quarantennale dalla sua prima mostra personale nel 1985, l’artista Roberto Floreani ritorna a esporre a Roma alla Galleria Russo, dopo le esposizioni del 2014 e 2018. Per l’occasione, la scelta delle opere cade sulla recente serie delle Costellazioni, complementare a quella delle Soglie, versioni recenti della ricerca dell’artista che stanno caratterizzando “La mostra del Giubileo” al Museo Diocesano di Vicenza (fino all’8 giugno), così definita dalla stampa fin dalla sua apertura lo scorso 8 marzo. Con le Costellazioni declinate site-specific in vari formati, sarà presentato anche un tappeto realizzato per l’occasione, con le precisa funzione installativa dell’opera-ambiente.
Come le Soglie, anche le Costellazioni raccontano il rapporto storico dell’Astrazione con la spiritualità, evocando il pensiero dell’artista che ritiene l’opera come potenziale veicolo per un messaggio di natura spirituale. Nello specifico, laddove le Soglie indagano il rapporto con l’interiorità dal versante spirituale, le Costellazioni evocano quello con l’indefinito dal versante scientifico, dove le distanze abissali del cosmo raccontano lo spaesante rapporto con l’infinito. Opere che sono caratterizzate dalla tecnica pittorica di Floreani, che consiste in una stratificazione complessa che abbina la base materica terrosa con la presenza del Concentrico – sigla distintiva dell’artista fin dal 2003 – a una vivace combinazione cromatica. Una sorta di ascesi dal Caos al Cosmo, come brillantemente scritto da Davide Brullo nel corso di una estesa intervista comparsa sulla rivista culturale Pangea nel 2021.


